Contro la guerra e le servitù militari

La lotta per la chiusura e la conversione ad uso civile delle basi militari vede impegnati a livello internazionale tutte le compagni e i compagni delle organizzazioni aderenti alla Lit-CI (Lega Internazionale dei Lavoratori – Quarta internazionale). E’ stato quindi assolutamente naturale per il Partito di Alternativa Comunista (sezione italiana della Lit-CI) offrire il proprio contributo, attraverso il lavoro di analisi e militanza dei propri compagni e compagne presenti nel territorio vicentino, nella lotta contro il progetto di una nuova base militare USA nell’area dell’aeroporto Dal Molin e nella creazione di comitati di lotta che hanno chiesto la conversione ad usi civili della caserma Ederle e di tutti i siti ad essa collegati. Il Partito di Alternativa Comunista ha sostenuto le iniziative del movimento vicentino contro la guerra e in modo particolare l’importante lavoro svolto dal “Comitato degli abitanti e dei lavoratori di Vicenza est – Contro la costruzione di una nuova base a Vicenza – Per la conversione della caserma Ederle ad usi civili “– con l’ appoggio alle campagne a favore della diserzione dei soldati Usa. L’impegno a livello locale del partito è inserito nella battaglia più generale contro la guerra imperialista e coloniale e contro le politiche di guerra dei governi, siano essi di centrodestra e di centrosinistra.

Abbiamo contestato e continuiamo a contestare la complicità di tutti coloro i quali hanno preso parte, più o meno attivamente, alla  svendita della lotta contro il Dal Molin accontentandosi di aver strappato, dopo anni di battaglie, un semplice  pezzo di terra adiacente alla base che qualcuno ha avuto il coraggio di chiamare Parco della Pace,  opera di compensazione che è stata voluta fortemente dal sindaco di Vicenza Achille Variati. Nel 2010 annunciò sulla stampa con grande enfasi e soddisfazione che, dopo il viale della Pace (situato di fronte alla base militare Usa Ederle) e il villaggio della Pace (area residenziale dei militari Usa) il governo nazionale concedeva l’area inutilizzata proprio affianco alla nuova enorme base, per poi istituirvi anche il Parco della Pace. E certamente non furono molte le voci allora fuori dal coro. I dirigenti che gestiscono il Presidio non hanno mai respinto il Parco della Pace in quanto compensazione, anzi.

Oggi il terreno affianco al Del Din giace lì abbandonato, gli effetti ambientali della costruzione della base sulla falda acquifera si notano su quella che oggi possiamo definire ironicamente “palude della pace”. Certamente è un terreno che va risistemato a spese degli Usa e successivamente va trasformato in parco ma va ricordato che affianco è situato un imponente avamposto militare statunitense, il che rende bizzarro nominare quel prato “parco della pace”. Va detto che non è la prima volta che i sostenitori attivi delle guerre e delle basi militari usano il termine “pace” per perpetrare ingiustizie enormi e per giustificare massacri e devastazioni. Accade continuamente e fa parte di una strategia di controllo e disinformazione ben studiata.

Inoltre rivendichiamo il fatto che il Partito di Alternativa Comunista fu l’unica organizzazione politica che si rifiutò di appoggiare il referendum sul Dal Molin. Quel referendum ebbe l’effetto contrario a quello che i promotori dicevano di voler ottenere: seppure migliaia di cittadini si dichiararono contrari alla base, il voto non poteva avere alcun valore legale e, qualora l’avesse avuto,  sappiamo bene che gli Usa e il Governo italiano non l’avrebbero preso minimamente in considerazione. Basta vedere come è finito il referendum sul controllo e la gestione dei servizi pubblici essenziali del 2011 (ancora oggi la percentuale in bolletta per i profitti garantiti, ovvero la speculazione sull’acqua e il servizio idrico, non è stata abolita).

L’unico modo per impedire la costruzione della nuova base militare era la mobilitazione ad oltranza, senza scendere a patto con l’istituzione, senza accettare compromessi né compensazioni. Bisognava prendere esempio dalla Valsusa che da vent’anni si mobilita contro la costruzione del Tav.
Tuttavia il danno è fatto e non possiamo certamente rimanere in silenzio. Per non incappare più in questi errori bisogna ripartire dalla lotta contro le servitù militari e contro le guerre imperialiste collegandole ad un più ampio programma di lotta che sappia coinvolgere i settori più colpiti dalla crisi del capitalismo. Crediamo sia necessario, e quindi possibile, continuare tenacemente l’attività contro la guerra, contro le basi e a favore della diserzione. Però pensiamo che sia necessario farlo in modo completo, legando la battaglia contro la guerra a quella per la difesa del lavoro e dei diritti sociali. Legandola alla lotta contro la crisi economica provocata dai pochi ai danni di molti. Questa battaglia deve avere il coraggio di affrontare il grande responsabile dell’esistenza di basi, guerre, disoccupazione e fame. Questo responsabile ha un nome: capitalismo. Tentare di riformarlo dandogli un “volto umano” è un’illusione.

A differenza degli altri, noi pensiamo che questo sistema non possa essere riformato, ma solo rovesciato con le lotte che devono partire dalle piazze, dalle scuole e dai luoghi di lavoro. La soluzione alle tragiche catastrofi che il capitalismo genera sta in un sistema realmente e radicalmente alternativo, un sistema sociale ed economico basato sul socialismo.

Questa voce è stata pubblicata in General, Programma. Contrassegna il permalink.