No alla tregua sindacale, rilanciamo la lotta dei lavoratori!

Questa mattina siamo scesi in corteo affianco dei lavoratori e delle lavoratrici che hanno manifestato in centro città. Pur non condividendo la piattaforma proposta da Cgil-Cisl-Uil, abbiamo ritenuto doveroso partecipare alla manifestazione portando la posizione del Partito di Alternativa Comunista. Di seguito il testo del volantino distribuito durante il corteo.
resizeNO ALLA TREGUA SINDACALE, RILANCIAMO LA LOTTA DEI LAVORATORI!

COSTRUIAMO LO SCIOPERO GENERALE AD OLTRANZA CONTRO I PIANI DI AUSTERITY DEI GOVERNI EUROPEI

La svolta a destra della direzione di Landini è un dato di fatto, nonostante la crisi si sia in questi ultimi mesi acutizzata e gli attacchi di Confindustria si siano intensificati. La moderazione della politica sindacale, non solo della Fiom ma della Cgil tutta, non ha contribuito ad un avanzamento delle lotte e delle vertenze che hanno visto in questi mesi centinaia di lavoratori impegnati.
Se, infatti, lo scorso ottobre abbiamo denunciato, in occasione dello sciopero di categoria, la disponibilità dei dirigenti Fiom a siglare una tregua sociale con i padroni in cambio del ritorno al tavolo delle trattative, oggi assistiamo a un’ulteriore novità che potrà solo peggiorare i rapporti di forza tra lavoratori e Confindustria. In occasione dell’ultima riunione del suo Comitato Centrale, la Fiom ha stilato un programma di otto punti che di fatto propone di abbandonare la fallimentare scelta di risolvere i conflitti tra operai e padroni per via giudiziale. Tutto questo lo si fa senza riconoscere la necessità di aumentare lo scontro di classe, al contrario, si offre a Fim, Uilm e Federmeccanica la resa incondizionata: stop ai ricorsi ai tribunali, accettazione dell’accordo del 28 giugno 2011 (col quale si distrugge il Contratto Nazionale prevedendo che ogni azienda possa derogarlo in peggio) per ottenere in cambio il tanto sognato ritorno al tavolo della concertazione. Tutto ciò però non basta. Insieme alla Cgil, i dirigenti della Fiom hanno accettato una riforma della rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro che nei fatti impedisce di opporsi a ogni accordo aziendale che vada a modificare, peggiorandoli, i diritti di operai e impiegati.
Si accetta cioè la fine definitiva del sindacalismo conflittuale per virare verso un sindacato dei servizi, trasformando il rapporto tra sindacato e lavoratori in quello tra fornitori di servizi e clienti. E questo proprio nel momento in cui l’attacco al mondo del lavoro si appresta a subire una nuova spinta. Il nuovo governo di concordia nazionale (Pd-Pdl-Centro di Monti) già dalle prossime settimane dovrà inasprire la politica di austerità fin qui seguita. A partire da questo autunno, il governo dovrà adempiere agli obblighi imposti dalla Troika (Banca Centrale Europea, Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale), per farlo dovrà cominciare a varare manovre di parecchie decine di miliardi, che sappiamo già da ora cosa andranno a colpire: scuola e sanità pubblica, pensioni, salari, stato sociale in genere.
Dobbiamo dire basta e organizzare un’azione di lotta degna dell’attacco che ci stanno facendo, solo bloccando il paese con uno sciopero generale e prolungato possiamo contrastare questi attacchi. A chi propone la pace sociale bisogna rispondere che pace ci sarà solo quando la crisi non la pagheranno più i lavoratori, quando, attraverso la lotta, si faranno fallire le politiche di austerità imposte dalla Troika (BCE, UE, FMI). La crisi deve pagarla chi l’ha creata: banchieri, ricchi proprietari industriali e governi. Per far questo, per opporsi non solo alla borghesia e al suo governo, ma anche alle burocrazie sindacali complici, bisogna avanzare un chiaro programma di classe, che rappresenti una vera e concreta alternativa negli interessi della classe lavoratrice. Per questo rivendichiamo:

  • Abolizione delle leggi sul precariato!
  • Difesa della scuola, della sanità e delle pensioni pubbliche!
  • Aumenti salariali per recuperare il potere d’acquisto perso con la crisi!
  • Pieni diritti sindacali e civili ai lavoratori immigrati!
  • No alle politiche di austerity della troika: la crisi è delle banche, il debito lo paghino loro
  • Occupazione ed esproprio sotto controllo operaio delle imprese che chiudono, licenziano o ricorrono alla 
    cassa integrazione!

 

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